Editoriale

Il progresso scientifico, spiega W. Heisenberg in un avvincente articolo, si realizza all’interno di uno scenario filosofico che lo sostiene e lo rende possibile. La storia del progresso scientifico può essere ripercorsa assieme a quella del pensiero filosofico. Le scienze, come le arti figurative, la musica, l’architettura, la psicologia, sono l’espressione di un momento storico che rappresenta un passo in avanti nel percorso comune della civiltà e della conoscenza. Possiamo guardare agli sviluppi della fisica teorica e all’eleganza astratta delle spiegazioni che propone come ad alcune manifestazioni della mente umana, che raccontano dei nostri progressi comuni e regalano un piacere estetico nelle predizioni ardite che gli esperimenti poi verificano. Tenendo per sè l’ultima parola, i dati sperimentali chiudono il circolo virtuoso del progresso nella comprensione della natura. Il quark top, scoperto nella metà degli anni novanta presso l’acceleratore Tevatron al Fermilab, vicino a Chicago, è la particella elementare più massiccia mai osservata, duecento volte più pesante del protone. Era l’ultima particella mancante nel quadro previsto dalla teoria, il Modello Standard della fisica. Pur avendo proprietà simili tra loro, i quark hanno masse talmente diverse che sorge imperiosa la domanda su come le particelle ottengano la massa che le caratterizza. La più calzante delle spiegazioni è che questo avvenga con una interazione più o meno forte con il campo proposto quaranta anni fa dal fisico scozzese Peter Higgs. L’idea è che questo campo conferisca massa alle particelle elementari come i quark e gli elettroni. Queste visioni non intuitive, astratte, lontane dall’esperienza quotidiana, sono parte importante di quello che Heisenberg chiama il principio semplice unificante che può spiegare una grande varietà di fenomeni e, in ultima analisi, il piano secondo il quale la natura è costruita. Identificare il bosone di Higgs, la particella associata al campo di Higgs, potrebbe essere la scoperta più importante di questo secolo.


Andrea Vacchi

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