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Editoriale

 

Cari lettori di Asimmetrie,

 

la domanda alla quale la fisica delle particelle tenta di rispondere è semplice e affascinante, ma provoca un senso di vertigine: che cosa è successo dopo il Big Bang tredici miliardi e mezzo di anni fa? Ma non con l’approssimazione di un milione, di mille o di cento anni e, neanche, con quella di un minuto o un secondo. No, che cosa è successo un miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang! In quell’attimo è già scritto il destino del nostro universo. Converrete che la domanda è estrema assai. Per arrivare a conoscere che cosa è successo un millesimo di miliardesimo di secondo dopo il fatale inizio abbiamo dovuto costruire una macchina, il Large Hadron Collider, che è il luogo più freddo dell’universo e dove le collisioni in un minuscolo punto raggiungono la temperatura più alta dell’universo. Anche i raggi cosmici sono uno strumento potentissimo di conoscenza dei fenomeni che avvengono nei luoghi più violenti dell’universo, ma l’atmosfera li degrada e li riduce a muoni, quindi dobbiamo salire sopra l’atmosfera con i nostri satelliti artificiali per esplorarli. Tuttavia, i muoni prodotti dai loro urti con l’atmosfera arrivano fino a terra e penetrano considerevolmente nel suolo e nel mare. Perciò, per schermarli e poter studiare così le rarissime interazioni dei neutrini, siano essi provenienti dalle profondità del cosmo o prodotti nella trasformazione dei nuclei, bisogna fare esperimenti nelle profondità delle miniere, nei trafori autostradali che bucano le montagne e negli abissi del mare. Estrema la domanda, estremi gli strumenti.

 

Fernando Ferroni
presidente Infn

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