Yes! That’s it!
A colloquio con uno dei padri del web
di Antonella Del Rosso


a.

Robert Cailliau insieme a Next, il computer su cui Tim Berners-Lee sviluppò il web.
Negli anni ’80, prima che Tim Berners-Lee inventasse il web, non c’erano molte delle cose di cui oggi faremmo difficilmente a meno: non c’era né Facebook né Twitter, non si sbrigavano pratiche online, non si acquistavano biglietti aerei da casa, non si guardavano film su YouTube, non si facevano telefonate via internet. Tuttavia, non era certamente un periodo buio per l’informatica. In quegli anni diversi gruppi di esperti cercavano soluzioni a un problema che stava assumendo un’importanza crescente per tutti gli addetti ai lavori: come diffondere e organizzare le grandi quantità di dati e la moltitudine di informazioni che già allora venivano prodotti al Cern e, più in generale, nel mondo?
Alcuni dei tentativi per dare una risposta alla domanda si sono ormai persi nei ricordi di pochi testimoni, ma all’epoca (nemmeno poi tanto lontana!) ciascuno di loro ebbe il suo momento di gloria e tutti furono molto utili alla soluzione del problema. “Eravamo in molti a cercare la stessa risposta”, ricorda Robert Cailliau, l’ingegnere informatico del Cern che, tra i primi, riconobbe la genialità del primo documento scritto da Tim Berners-Lee sul web. “Tra i sistemi che sembrarono andare più vicini a ottenere un certo successo in termini di diffusione, ricordo soprattutto Mondaneum, Memex, Xanadu, Minitel. Non dobbiamo dimenticarci che all’epoca, anche in un laboratorio avanzato come il Cern, e nonostante il fatto che si facesse già uso della posta elettronica, i file da scambiare venivano ancora messi su floppy disk e inviati per posta interna ai colleghi che li avevano richiesti”. Anche per questo, all’epoca, il corriere interno del Cern passava due volte al giorno a consegnare la posta!
Nel 1989 Robert Cailliau ricevette sulla sua scrivania un documento scritto da Tim Berners-Lee accompagnato da un commento di Mike Sendall, un altro esperto di informatica del Cern, che diceva: “Vago ma entusiasmante” (vd. fig. b). Quel documento conteneva il disegno di quello che sarebbe poi diventato il web. “Quando lessi il documento di Tim non potei fare altro che dire ‘Sì, ci siamo!’ (Yes! That’s it!). Sebbene fossimo in molti a cercare di risolvere il problema dello scambio e della gestione dell’informazione, ciascuno di noi lo guardava sotto uno specifico angolo. Tim trovò la soluzione per tutti”, continua Robert.
b.
Riproduzione del documento originale di Tim Berners-Lee contenente il primo disegno della struttura del web. In alto a destra le parole di Sendall “Vague but exciting…”.
In effetti, gli ingredienti necessari a far nascere il web erano già li e sotto gli occhi di tutti: i primi personal computer, le reti come internet e l’ipertesto (vd. approfondimento Grande come il mondo).

Ma non c’era il browser e, soprattutto, non c’era la comprensione generale di come utilizzare tutte le tecnologie in una soluzione unica. Il web era un’idea così innovativa che nemmeno gli esperti della divisione informatica del Cern ne capirono subito l’importanza. “Tim stava sviluppando una delle più grandi invenzioni del secolo scorso in un piccolo ufficio e in parallelo alle sue attività ‘ufficiali’. In quegli anni io ero amministrativamente in un’altra divisione, ma avevo abbastanza libertà di movimento da poter offrire a Tim il supporto di cui aveva bisogno per lavorare a sviluppare le sue idee”, ricorda Robert Cailliau.

Nei mesi che seguirono la presentazione del primo documento, il progetto cominciò a prendere quota. Tim aveva sviluppato un primo browser, altri seguirono. Alcuni di loro permettevano addirittura di modificare il testo direttamente sulla pagina web. “In quei primi browser – spiega Robert Cailliau – un semplice clic su una parola permetteva di apportare modifiche direttamente sul testo, mentre il doppio clic attivava il link. I browser di oggi hanno perso questa funzionalità”. Nel giro di un paio di anni, nel 1991, la prestigiosa biblioteca di fisica dello Slac, uno dei più importanti laboratori americani, decise di aprire un sito web. Praticamente tutta la comunità scientifica cominciò a richiedere siti web e proporre versioni online dei suoi servizi, inizialmente gli elenchi telefonici e i cataloghi delle biblioteche. Tuttavia, nonostante il grande successo all’interno della comunità di fisici, il web inizialmente stenta a essere accettato dagli informatici. Robert ricorda aneddoti divertenti: “Nel 1991 il nostro articolo sul web venne rifiutato dagli organizzatori della conferenza Hypertext con la giustificazione che ‘non si vede il bisogno di utilizzare l’ipertesto su una rete informatica’. E nel 1995, la Microsoft annunciò il lancio di una nuova rete che, nel giro di pochi mesi, avrebbe surclassato completamente internet e il web”. Evidentemente, le cose andarono diversamente... Oggi il web è lo strumento naturale che tutto il mondo utilizza per accedere all’informazione.

Biografia
Antonella Del Rosso si laurea in fisica all’Università di Perugia e segue tre anni post-laurea in un esperimento di fusione fredda presso il Paul Scherrer Institute di Zurigo. In parallelo avvia una carriera da giornalista free-lance. Torna al Cern nel 1999, dove incomincia a lavorare nell’ambito della comunicazione e didattica. Da quattro anni Antonella è responsabile della comunicazione interna del Cern.

 

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