Editoriale

La parola “antimateria” è ammantata da un’aura fantastica, suscita domande e stimola l’immaginazione. La teoria che ne descrive le caratteristiche ha da poco compiuto 80 anni. Per ogni particella elementare ne esiste una identica con carica opposta. Se l’atomo ha un nucleo positivo e un guscio esterno con elettroni negativi, per l’antimateria avviene l’esatto opposto: il nucleo è negativo e il guscio esterno è composto di particelle positive. Tolta la carica, tutte le altre caratteristiche dell’antimateria, tra cui anche la massa, sono identiche alla materia. Così l’immaginazione si affaccia su un mondo di antimateria. In numerosi romanzi di fantascienza si parla di una sostanza misteriosa e terrificante che ha la proprietà di distruggere la materia: l’antimateria. La sua esistenza è provata, essa è stata rivelata, prodotta e immagazzinata, anche se in piccolissime quantità. In campo medico si utilizza normalmente a scopo diagnostico e terapeutico. Nello Spazio ne cerchiamo le tracce e, usandola come una sonda proveniente dall’Universo, possiamo studiare i processi responsabili della sua creazione. Tutti i modelli che descrivono la nascita dell’Universo richiedono la creazione di quantità uguali di materia e antimateria. Ma il nostro mondo è composto esclusivamente di materia: l’asimmetria tra materia e antimateria, ossia l’assenza apparente di antimateria nell’Universo, è uno dei grandi problemi irrisolti nella fisica delle particelle e nella cosmologia. Incamminiamoci tra questi scenari a scoprire realtà non meno affascinanti della fantascienza.


Andrea Vacchi

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