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Editoriale

Ricevuto il premio Nobel, nel 1993, Taylor disse: “Hulse ed io nel 1973 non decidemmo di cercare onde gravitazionali e nemmeno di fare esperimenti sulla natura della forza di gravità; iniziammo a fare una mappa del cielo studiando un nuovo tipo di stelle, coscienti solo di star percorrendo una strada mai esplorata prima, e che nuove terre meravigliose potevano apparire oltre l’orizzonte”. La pulsar binaria è un sistema ideale per studiare la gravità che, tra le manifestazioni fisiche della natura, è quella più semplicemente osservata e la più debole, un miliardo di miliardi di miliardi di miliardi di volte (1036) più debole della forza elettromagnetica. Newton nel diciassettesimo secolo la descrisse come la forza che agisce tra due corpi massicci e ne dedusse la dipendenza dall’inverso del quadrato della distanza. Il principio d’equivalenza, verificato da Galileo, è un pilastro della fisica ma lo si sfida ancor oggi con verifiche accuratissime. Secondo Einstein, la gravità è causata da cambiamenti nella geometria dello spazio e del tempo, questa si curva vicino alle masse. Nel 1919 Eddington, durante un’eclisse, verificò la deflessione della luce stellare nel passare vicino alla superficie del sole, ed Einstein divenne una celebrità. La pulsar binaria, scoperta da Hulse e Taylor perde energia, i due astri ruotano sempre più velocemente avvicinandosi. È una prova indiretta dell’esistenza delle onde gravitazionali previste nel 1916 da Einstein. I fisici lavorano intensamente allo sviluppo di tecnologie avanzate necessarie a osservare direttamente onde gravitazionali emesse in interazioni violente di materia prodotte da corpi celesti. L’astronomia delle onde gravitazionali è il nuovo appassionante traguardo per studiare la nostra galassia e l’Universo: di questo vi raccontiamo in Asimmetrie.


Andrea Vacchi

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