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Una pinta di scienza.

di Francesca Scianitti

Nel 2012, due ricercatori all’Imperial College di Londra, Michael Motskin e Praveen Paul, ebbero un’idea semplice ma dal potenziale straordinario: creare un’occasione di incontro informale tra i malati di malattie diffuse e gravi, come il Parkinson, l’Alzheimer e la sclerosi multipla, con gli scienziati impegnati nella ricerca per la cura e il trattamento delle stesse patologie. L’evento prevedeva, in particolare, che gli scienziati aprissero le porte dei loro laboratori al pubblico, per mostrare le tecnologie e le metodologie di ricerca nel campo di loro competenza. Il successo fu inaspettato e motivò Motskin e Paul ad andare oltre. I due scienziati compresero subito che la modalità che avevano individuato per far incontrare la società civile e il mondo della ricerca, non solo poteva essere estesa ad altre discipline, ma poteva essere molto più efficace se ribaltata. Se l’apertura dei laboratori aveva avuto tanto successo, che impatto avrebbe avuto un incontro con gli scienziati in un luogo di svago e nello stile sciolto dell’aperitivo? È questa l’idea alla base di Pint of Science, un evento che dal 2013, anno della prima edizione, ha portato importanti scienziati nei locali di una cinquantina di città nel mondo, per un dialogo informale con gli amanti o i curiosi di scienza, nello stile diretto della conversazione davanti a una birra. Il successo è stato enorme e il terreno del confronto è stato subito esteso a tutti i settori scientifici senza limitazioni al campo delle curiosità.

Oggi Pint of Science è in grado di mettere a confronto chiunque lo desideri con scienziati di grande livello, esperti di esplorazioni spaziali, cellule staminali, computer quantistici, materia oscura o demografia. L’obiettivo è sfatare miti e soddisfare curiosità, o anche approfondire conoscenze sparse o arrugginite, entrando in contatto con gli esperimenti più avanzati e con le scoperte scientifiche che, senza chiedere il permesso, stanno cambiando il nostro presente.
L’Italia è entrata nella sfida nel 2015 condividendo in pieno il successo delle precedenti edizioni internazionali. “L’idea di portare Pint of Science in Italia è di Ilaria Zanardi, ricercatrice del Cnr e oggi presidente dell’associazione – Andrea Bersani, ricercatore della sezione genovese dell’Infn e vicepresidente dell’associazione Pint of Science Italia (www.pintofscience.it), racconta così la genesi dell’edizione italiana dell’evento e del core team di divulgatori volontari – Ilaria è entrata in contatto con gli ideatori dell’iniziativa in Inghilterra, dove si era trasferita per il periodo del dottorato. Tornata in Italia, si è rivolta innanzitutto ai colleghi ricercatori che con lei collaboravano al blog di divulgazione scientifica scientificast.it. Tra questi c’ero anche io e, accolta l’idea con entusiasmo, ci siamo mossi subito per allargare il gruppo sul territorio nazionale, cercando referenti in altre città italiane. Si sono formati così i primi gruppi di coordinamento locale, che da subito hanno goduto di grande autonomia. Ne è nata una struttura, Pint of Science Italia, che in Italia si muove sotto la forma dell’associazione culturale, ma è parte del network internazionale”. Sono una trentina, in aumento, i membri dei gruppi di coordinamento locale di Pint of Science Italia, che tengono viva l’iniziativa nelle singole città. E una decina i membri del core team, tra ricercatori di mestiere, ingegneri, scienziati di formazione, tutti appassionati di divulgazione, con la responsabilità della progettazione, comunicazione, piccole sponsorizzazioni, oltre naturalmente ai rapporti con l’organizzazione internazionale.
“A livello statutario internazionale”, spiega Andrea, “Pint of Science prevede che il ricercatore dedichi 30-45 minuti alla presentazione del tema della serata, riservando uno spazio al racconto della sua vita di scienziato, della sua quotidianità. Questo per avvicinare il più possibile il pubblico alla realtà del mestiere che è, sì, straordinario ma è anche molto normale. In questo modo, le persone che ascoltano, i ragazzi in particolare, possono immedesimarsi più facilmente e vedere nel ricercatore una prospettiva di lavoro più accessibile di quanto non sia nell’immaginario comune”. Nel 2015 l’edizione italiana ha avuto una straordinaria risonanza, anche oltre le aspettative: nei tre giorni dell’evento, 2400 persone hanno frequentato i 15 locali coinvolti a Genova, Milano, Pavia, Siena, Roma e Trento, dialogando con scienziati di fama internazionale su temi di neuroscienze, chimica, fisica, astronomia, biologia umana, scienze della terra, evoluzione, zoologia, tecnologie informatiche. Per il 2016 le date saranno il 23, 24 e 25 maggio, e il gruppo italiano si sta già organizzando per raddoppiare il numero delle grandi città coinvolte, allargando inoltre il campo alle piccole città vicine. Si aggiungeranno alle sedi della prima edizione, Arezzo, Torino, Napoli e Avellino, Palermo, Rovereto e Pisa. A chi abita o lavora in queste città, o avrà la fortuna di transitarvi nei tre giorni di Pint of Science 2016, è quindi il caso di augurare: “Salute e buona scienza!”.

 
 
b.
Dal 2013 l’iniziativa Pint of Science ha portato importanti scienziati nei locali di una cinquantina di città nel mondo, a dialogare con gli amanti e i curiosi di scienza davanti a una pinta di birra.
 


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